Il ruolo del gioco nello sviluppo del bambino

“I giochi dei bambini non sono giochi, e bisogna considerarli come le loro azioni più serie.” (Michel de Montaigne)

Sebbena l’atto di giocare sia spesso visto come un passatempo e un modo per intrattenere e far divertire i bimbi, in realtà dona molti più benefici di quanto si pensi. Attraverso l’attività ludico-ricreativa i bambini iniziano a comprendere il funzionamento degli oggetti e questo implica a sua volta un utilizzo funzionale degli oggetti. L’esperienza ludica insegna ad avere fiducia nelle proprie capacità e a non arrendersi di fronte agli ostacoli. Si tratta di un processo attraverso il quale acquisisce maggiore consapevolezza del mondo interiore ed esteriore, accettando le esigenze di queste due distinte (ma correlate) realtà.

Durante le diverse fasi di crescita e di sviluppo del bambino, l’attività ludica subisce delle modifiche che seguono lo sviluppo psicologico ed intellettivo. Il gioco diventa significativo durante le fasi di sviluppo, poiché giocando i bambini sviluppano le proprie potenzialità relazionali, affettive e intellettive. Il gioco si tramuta così in un vero e proprio strumento per aiutare lo sviluppo della creatività, delle capacità cognitive, della propria personalità e di conseguenze delle capacità relazionali.

A seconda dell’età il gioco assume aspetti differenti e nello stesso modo cambiano anche i fini, questo perché tutto ruota intorno allo sviluppo intellettivo dei bambini:

  • 2 anni: il gioco è immaginativo, coinvolge infatti la fantasia, e si gioca utilizzando il “far finta di” o “come se“. In questa fase ludica qualsiasi oggetto viene usato non per il suo scopo abituale, bensì tramutato attraverso appunto la fantasia. I questa fase ludica inoltre subentra l’oggetto tradizionale (ne abbiamo parlato qui);
  • 3 anni: in questa fase i bambini incominciano a sviluppare capacità relazionali, trovano interesse a giocare con altri bambini e a socializzare con essi;
  • 4 anni: giochi di drammatizzazione, i bambini incominciano ad immedesimarsi in personaggi, giocano alla maestra, al dottore, danno libero sfogo alla fantasia trasformando un semplice divano in un’isola, un tavolino in una barca e così via;
  • 5 anni in poi: in questa fase all’interno di qualsiasi gioco subentrano delle regole da rispettare e solitamente si gioca in gruppo. Questa attività ludica insegna ai bambini a condividere, a rispettare le regole e il proprio turno durante un gioco.

A livello cognitivo l’atto di giocare contribuisce ad esercitare la memoria, la concentrazione, l’attenzione, ad utilizzare schemi percettivi e processi mentali. A livello relazionale, invece, il gioco si suddivide in tre distinti stadi: inizialmente il gioco è solitario, non vi è interazione sociale con altri bambini, tra il primo ed il terzo anno di vita diventa invece individuale ed in fine solo dal quarto anno di vita in poi (anche grazie ad un primo approccio con la vita scolastica) aumentano le interazioni sociali. A livello relazionale, invece, è un ottimo strumento che consente ai bambini di controllare e gestire la vita sociale, comprendendo i propri bisogni soggettivi e mediarli in base a quelli degli altri.

Il gioco acquisisce quindi una valenza importante per comprendere lo sviluppo evolutivo, consentendo ai bambini di comprendere la realtà esterna e di conoscere il proprio mondo interiore contraddistinto da desideri e istinti, creando così la giusta mediazione tra le due realtà.

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