L’inclusione a scuola

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In ambito scolastico con il termine “inclusione” si indica il processo tramite il quale la scuola diviene un ambiente in cui tutti gli studenti possono raggiungere lo stesso successo formativo, tentando quanto più possibile di ridurre i dislivelli sociali e culturali ed impegnandosi a promuovere le diversità, qualunque esse siano.

La maggior parte delle classi sono composte da alunni di diversi stati sociali, di differenti culture, affetti da disabilità certificate o che soffrono di DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento) e BES (Bisogni Educativi Speciali). Proprio per questo motivo bisogna impegnarsi ad accogliere e valorizzare le diversità attraverso un progetto educativo e didattico mirato a tal proposito. All’interno di un ambiente educativo inclusivo è necessario riformulare il metodo didattico valutando sia le potenzialità che i limiti dei propri studenti, coinvolgendoli a cooperare per aiutarsi a vicenda poiché l’apprendimento non è mai a senso unico, ma viene influenzato dal rapporto tra gli individui, dal mondo circostante e dagli stimoli che quest’ultimo fornisce. La fase di apprendimento varia da individuo ad individuo e sarebbe utile studiare un piano di insegnamento ricco di diverse metodologie e strategie didattiche da utilizzare in maniera flessibile, favorendo e facilitando il raggiungimento dei medesimi obiettivi da parte di tutti gli studenti.

Alcune metodologie particolarmente indicate per realizzare l’inclusione sono:

  • apprendimento cooperativo, una metodologia di insegnamento basata sull’interazione degli studenti all’interno di piccoli gruppi, aiutandosi a vicenda e con lo scopo di raggiungere un obiettivo comune;
  • apprendimento esperienziale, una metodologia basata sull’esperienza diretta attraverso la quale gli studenti acquisiscono conoscenze e competenze al di fuori del contesto tradizionale di scuola (ad esempio gite, studi all’esterno o ricerche sul campo). Già in passato questa tipologia di apprendimento fu studiata dai pedagogisti Dewey e Piaget, i quali affermavano che i bambini ricevevano maggiori stimoli e apprendevano più rapidamente se protagonisti della situazione;
  • didattica partecipativa, il cui obiettivo è quello di favorire scelte autonome e del tutto libere da parte dello studente, aiutandolo ad acquisire una maggiore consapevolezza di sé e delle sue potenzialità.

Fonti: Pearson “Bisogni Educativi Speciali (BES) e inclusione” e “La didattica inclusiva per gli alunni con DSA (e non solo)”

 

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